Il potere della strategia: costruire un video in target col tuo pubblico | Caimani
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Il potere della strategia: costruire un video in target col tuo pubblico

Non è stato certo Mark Zuckerberg a brevettare l’utilizzo del video nella pubblicità commerciale. Esiste da sempre. Negli Usa i primi spot televisivi risalgono addirittura ai primi anni Quaranta. Una vera rivoluzione.

Ma oggi, con i nuovi canali digitali, pensare che un brand possa comunicare con gli stessi modelli narrativi con cui lo faceva fino a dieci fa risulta impensabile. Ogni epoca ha il suo Carosello e con Facebook, e tutti gli altri social satelliti, la pubblicità autoreferenziale, stile televendita, è finalmente morta.

Su Facebook, lo vediamo ogni giorno, nessuno guarda più le pubblicità.
“Comprate la nuova Panda a partire da…”.
Oggi i social sono diventati una piazza virtuale dove condividere con gli amici emozioni, esperienze, storie in cui potersi rispecchiare.
E’ la grande sfida delle aziende: costruire contenuti ingaggianti, in grado di creare empatia con gli utenti. Bisogna avere l’umiltà di fare un passo indietro, capire che, anche se il tuo prodotto può essere il migliore tra i concorrenti, non per questo siamo tutti lì ad aspettare, impazienti, di condividere con gli amici la tua ultima sponsorizzata. Ci vuole tempo, metodo, qualità. In una parola sola:strategia.

Oggi la grande rivoluzione del video marketing, a differenza della pubblicità televisiva autoreferenziale, sta anche nella targetizzazione. Se devi sponsorizzare il tuo shop online di scarpe da donna mi dici che senso ha che il messaggio, magari sotto forma di video, arrivi anche a tuo marito? Certo, “magari le vede e me le regala”, penserai. La vedo dura.

Non sarebbe invece molto più facile, e produttivo, concentrare i tuoi sforzi soltanto verso chi ha le caratteristiche, fisiche, sociali per diventare un tuo potenziale cliente? Che ne so…. donne tra i 30 e i 50 anni, con determinate passioni e interessi. Oggi con Facebook, rispetto a quello che accadeva con la televisione, si può fare. Allora perché non farlo?

E se il tuo pubblico è un pubblico femminile che senso ha utilizzare un linguaggio, un approccio narrativo, uno humor, prettamente maschile? Molto spesso le aziende si mettono nelle mani di videomaker che ragionano in modo autoreferenziale, senza capire che se vuoi vendere un paio di scarpe a una donna devi guardare, e modellare le tue immagini, con gli occhi di una donna.Quindi perché non costruire un video che, utilizzando certi meccanismi narrativi, riesca a metterti in connessione con il tuo target group?